Il presente articolo intende mettere in evidenza la profonda sintonia intellettuale tra Benedetto Croce e Gustaw Herling-Grudziński, con particolare attenzione all’ambito della filosofia del diritto. L’influenza di Croce sull’opera giornalistica, letteraria e filosofica di Herling-Grudziński si manifesta nella comune convinzione che la “religione della libertà” sia destinata a sopravvivere alle catastrofi e ai disastri della storia, malgrado i continui tentativi dell’umanità di soffocarla. Entrambi dedicano la propria vita a denunciare qualunque ordine politico che, pur essendo legalmente costituito, faccia ricorso a strumenti coercitivi lesivi della dignità dell’uomo. In quanto firmatario del Manifesto degli intellettuali antifascisti, Croce condanna con fermezza ogni forma di potere totalitario, la cui attività legislativa degenera in “sfrenato egoismo o durezza di comando”, attaccando così l’idea stessa di libertà come modoinsuperabile dell’esistenza individuale. Sulla scia del pensiero crociano, Herling-Grudziński evidenzia il “gemellaggio” tra i campi di concentramento nazisti (Lager) e i campi di lavoro forzato sovietici (Gulag). Nel Gulag, l’orrore risulta perintollerabilmente legalizzato e l’individuo, privato del suo conatus essendi e di ogni frammento di dignità, è una semplice “unità anonima di energia”. In quel “mondo a parte”, in cui l’umanità è recisa dalla storia, la civiltà tocca il proprio limite estremo, segnato dall’avvento dell’Anticristo teorizzato da Croce: una dimensione vitale e oscura dell’agire umano che non trova mai compiuta eticizzazione. L’articolo approfondirà pertanto la critica crociana al nichilismo, definito “filosofia tendenziosa” in quanto approda all’accettazione integrale del “male con la coscienza interferente che esso è male”. In un’analoga prospettiva interpretativa, Herling-Grudziński riconobbe la matrice nichilista comune ai totalitarismi che hanno devastato il Novecento.
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