Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie della Mentorella (Lazio, circa 50 km a est di Roma), uno dei più antichi d’Italia e del mondo, fu costruito sul sito della conversione di Sant’Eustachio. Nel primo millennio fu curato dai Benedettini, che vi divulgarono il culto di Maria e, probabilmente nel XII secolo, collocarono una statua di legno della Madonna con il giovane Gesù all’interno del tempio. L’abbandono del sito da parte dei monaci (presumibilmente alla fine del XIV secolo) comportò un declino del traffico di pellegrini e un notevole abbandono del luogo, che riacquistò il suo antico splendore solo dopo il 1661, ossia dopo che il gesuita Athanasius Kircher ‘scoprì’ Mentorella. Da quel momento iniziò una nuova fase nella storia della chiesa: il progetto di restauro sostenuto dall’imperatore Leopoldo I d’Asburgo e dai principi tedeschi, seguito dalla missione dei Gesuiti (portata avanti fino alla soppressione dell’ordine), che elevò Mentorella al rango di importante santuario mariano in Europa. Il santuario poté contare anche sul sostegno della famiglia Asburgo nel XVIII secolo – l’imperatrice Maria Teresa, nota per la sua devozione alla Madre di Dio, donò una preziosa veste per la statua della Madonna della Mentorella. Quando la chiesa e il monastero furono presi in consegna dai Padri Resurrezionisti, durante la ristrutturazione degli edifici e la riorganizzazione degli interni del tempio, gli abiti furono rimossi dalla statua e fu cucita una casula (o casule) dal tessuto donato dall’Imperatrice. Nel 2023, fu realizzato un inventario degli arredi della chiesa e del monastero di Mentorella. Tra i paramenti liturgici conservati, è stato possibile selezionare una casula composta dagli abiti della fondazione dell’Imperatrice Maria Teresa e confermare la sua provenienza dopo aver confrontato il tessuto ricamato con una grafica raffigurante la Madonna della Mentorella in abiti, realizzata da Giuseppe Mochetti ‘dal vero’ nella prima metà del XIX secolo. Anche se non si può stabilire se l’Imperatrice Maria Teresa abbia realizzato lei stessa il ricamo (lei disegnava, ricamava e decorava con applicazioni molti dei paramenti liturgici che finanziava), il manufatto è di grande valore artistico e storico – testimoniando il forte legame del santuario con la monarchia asburgica.
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