L’articolo presenta una panoramica dell’analisi dei principi della pedagogia nazionale formulata dai membri della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo e dalla cerchia di persone ad essa vicine (“fratelli esterni”). La pedagogia si basava sulla convinzione che, a partire dalle Spartizioni, i territori polacchi sono stati il luogo di una “battaglia morale e spirituale” (Walerian Kalinka). La prigionia del periodo delle spartizioni non è stata solo una schiavitù politica, ma ha comportato anche seri pericoli per i polacchi di preservare la loro identità nazionale basata sul codice culturale cristiano. Le partizioni – come sostengono i Resurrezionisti e i “fratelli esterni” – erano una rivoluzione a sé stante, ma incoraggiavano anche l’emergere di una situazione rivoluzionaria nelle terre della Polonia divisa, sia attraverso la ricezione semplificata di “correnti rivoluzionarie occidentali” (Hieronim Kajsiewicz), sia rivoluzionando la società polacca attraverso la distruzione dei suoi consolidati legami sociali. Come rimedio di base per questo stato di cose, i Resurrezionisti e i ‘fratelli esterni’ hanno indicato che i polacchi devono preservare la fede cattolica e la moralità che ne deriva. Questa è una condizione fondamentale affinché la nazione polacca mantenga le sue prospettive di rinascita politica. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario anche un “patriottismo preveggente” e coltivare “opere organiche” (Jan Koźmian). Secondo l’autore dell’articolo, la pedagogia nazionale formulata in questo modo, che prevede una vita conforme alla fede e alla morale cristiana come condizione fondamentale per la nazione polacca per ritrovare la sua libertà, è stata ripresa e sviluppata dai grandi programmi didattici e pastorali del Beato Cardinale Stefan Wyszyński e di San Giovanni Paolo II.
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